SHIATSU IN POSIZIONE SUPINA

Estratto dal libro “Manuali di shiatsu – 3° mese” di Shizuto Masunaga (Shiatsu Milano Editore)

“Lo shiatsu con il ricevente in posizione supina è un aspetto centrale del trattamento: non vi sono dubbi sulla sua importanza, anche perché ci dà la possibilità di fare la diagnosi addominale (fuku-sho, dove fuku = addome e sho = diagnosi). Anche nella medicina occidentale, la valutazione dell’addome era importante per diagnosticare le malattie, ed infatti i medici si esercitavano per acquisire esperienza. Poi, con l’incremento dei macchinari per la diagnostica, il contatto fisico tra medico e paziente ha cominciato ad essere meno frequente. Tale tendenza è confermata dall’aumento delle lamentele circa il fatto che i dottori non toccano più i pazienti. Nonostante siano passati tanti anni ricordo che, per guarire un disturbo che mi aveva colpito durante l’infanzia, il medico curante, ad ogni visita, mi appoggiava la sua calda e grande mano sull’addome, e che tale sensazione era piacevole. Ripensandoci ora, non si trattava di una modalità di diagnosi (shoku-shin) ma di anpuku (una pratica manuale utilizzata per fare la diagnosi addominale anche nel kanpo) che, grazie alla sua efficacia, mi aveva curato. I trattamenti kanpo sull’addome che si praticavano nell’era Edo (Ndr: periodo Edo o Tokugawa, 1600-1868) resero possibili la comprensione dei sintomi che poteva percepire solo il paziente e la loro “traduzione” in manifestazioni analizzabili anche dai medici. L’ineguagliabile dottor Yoshimasu Tōdō (Ndr: 1702-1773) affermava che “l’addome è la fonte della vita”, che quindi le malattie hanno origine in quella zona e che, per fare una diagnosi, si deve “vedere” (se ci è permesso) la pancia; egli considerava tale affermazione la massima della diagnosi dell’addome. Inoltre, nell’anma si diceva che solo le persone più preparate potevano eseguire l’anpuku (il trattamento dell’addome): questo a dimostrazione di quanto non solo fosse importante, ma anche difficile da svolgere correttamente.haraPer diffondere l’anpuku, Shinsai Ota sensei disegnò la prima mappa dell’anpuku (in giapponese, anpuku zukai): senza ricorrere alla complicata tecnica del kyoku-te, dimostrò che, tramite la pressione, si potevano ottenere gli stessi risultati. Il fatto che pochi operatori shiatsu utilizzino questa mappa e che vi siano scuole di pensiero che non pongono al centro dell’attenzione la zona addominale, potrebbe essere dovuto alla diffusione della medicina e del massaggio occidentali, e anche della medicina moderna giapponese. Lo shiatsu sull’addome risulta essere estremamente efficace per i bambini, ma anche i malati gravi e i pazienti che necessitano di riposo provano con esso un giovamento equiparabile ad un vero e proprio trattamento. La piacevolezza della fuku-shin (palpazione dell’addome), praticata dall’esperto di medicina interna, e la possibilità di migliorare le funzionalità degli organi interni, sono aspetti che fanno riflettere sull’importanza di esercitarsi nel trattamento dell’addome. Inoltre, con il ricevente posizione supina, possiamo soffermarci a comunicare con calma e a comprendere lo stato del paziente, che riporrà quindi fiducia nell’operatore. Tale fiducia ci consentirà di chiedere il permesso di “vedere” l’addome; le parole non bastano, serve l’atteggiamento aperto di chi pratica shiatsu”.

Shizuto Masunaga